Il suo messaggio "Non riesco a dormire"
Quando arriva un messaggio notturno, la tranquilla serata di una donna si trasforma in una fantasia intima e senza freni.
Written by Masturbate Together · · 6 min read · 0 views · 0 upvotes
"Non riesco a dormire," recitava il messaggio, strappandomi al tranquillo ronzio del mio quasi-sonno. Il mio telefono vibrò dolcemente sul comodino, il suo schermo un rettangolo luminoso nella stanza altrimenti buia. Era quasi l'una del mattino, e il mittente era Rhys. Rhys, che avevo incontrato a quella insopportabile festa in ufficio il mese scorso, Rhys i cui occhi si erano soffermati un po' troppo a lungo quando pensava che nessuno lo guardasse, Rhys la cui conversazione casuale aveva celato una corrente sotterranea di qualcosa di molto più profondo, molto più primordiale.
Esitai, un caldo rossore già si diffondeva in me. Ero rimasta lì, avviluppata nelle mie lenzuola, mezzo-sognando di lui comunque. Il mio stesso corpo, irrequieto e vibrante, stava già anticipando qualcosa. Questa non era solo una erotica fantastica di un messaggio notturno; era reale, o almeno, reale quanto due adulti che esplorano i confini della loro attrazione reciproca tramite sussurri digitali potessero essere. Le mie dita indugiarono sulla tastiera. "Neanch'io," risposi, quasi pentendomi subito della banalità. Lo cancellai. Avevo bisogno di qualcosa di più. Qualcosa che parlasse della carica elettrica che crepitava tra noi da settimane.
"Cosa ti tiene sveglio?" scrissi invece, un astuto invito nascosto tra le parole. Lo immaginai, solo nel suo letto, la stessa irrequietezza che sentivo io agitarsi in lui. Il pensiero mi fece inturgidire i capezzoli contro il morbido cotone della mia canottiera. Tracciai il contorno del mio stesso seno, un tocco timido, esplorativo.
La sua risposta fu quasi immediata: "Pensando a te. E tu?"
Mi mancò il respiro. Eccolo. La schiettezza che desideravo, il riconoscimento del non detto. Il mio cuore martellava un ritmo contro le costole. Le mie dita tremarono leggermente mentre digitavo. "Idem," confessai, lasciando che la semplice parola portasse il peso di tutto il desiderio, di tutta la tensione crescente che si era accumulata tra noi. Il mio corpo era ora completamente sveglio, vivo. Un basso pulsare iniziò nel profondo del mio intimo, un dolore familiare.
"Vuoi elaborare?" digitò in risposta, l'ellissi una pausa suggestiva, una sfida silenziosa. Riuscivo quasi a sentire la sua voce, profonda e risonante, intrisa di quel tocco giocoso e pericoloso.
Mi girai a pancia in giù, premendo i fianchi contro il materasso. La mia mano scivolò sotto la canottiera, tracciando la curva della pancia, fino ai morbidi peli all'apice delle mie cosce. "Sto pensando alle tue mani," digitai, le parole che fluivano da me senza un pensiero cosciente. "Come apparivano quando tenevi quel bicchiere di vino. Forti. Capaci." Feci una pausa, lasciando che l'immagine si solidificasse nella mia mente. "Mi chiedo come mi sentirebbero addosso."
Silenzio dalla sua parte. Per un momento, un'ondata di imbarazzo mi travolse. Ero andata troppo oltre? Era troppo, troppo presto? Poi, il mio telefono vibrò di nuovo, una successione rapida di messaggi.
"Sulla tua pelle?" chiese, poi, "Ovunque?" E infine, "Dimmi dove."
Mi mancò il respiro. L'aria nella mia stanza si fece improvvisamente densa, carica. Questa non era più solo una fantasia erotica di un messaggio di mezzanotte; era una conversazione, un'esplorazione condivisa del desiderio che si svolgeva in tempo reale. Il mio clitoride formicolava, una minuscola scintilla che si accendeva in un lento, delizioso bruciore. Aprii le cosce, sentendo l'umidità fiorire tra di esse. Le mie dita, ancora sotto la canottiera, trovarono il morbido tessuto del mio perizoma di pizzo, spostandolo delicatamente.
"Ovunque," scrissi, un brivido mi attraversò. "Ma soprattutto qui." Strinsi le cosce l'una contro l'altra, immaginando il suo tocco, duro ed esigente, dove ne avevo più bisogno. "Mi sto toccando ora, Rhys. Pensando alle tue mani. Pensando alla tua bocca."
La sua risposta arrivò all'istante: "La mia bocca, dici? Cosa vorresti che facesse la mia bocca?"
Oh, era bravo. Era così, così bravo. Il dolore nel mio intimo si intensificò, trasformandosi in una pulsante richiesta. Mi mossi, strusciando i fianchi contro il materasso, le mie dita ora esploravano le delicate pieghe delle mie labbra, tracciando il percorso verso il mio clitoride. "Voglio che la tua bocca mi assaggi," digitai, i miei pollici impacciati dall'eccitazione. "Voglio che tu mi lecchi lentamente, profondamente. Che tu mi succhi, finché non ti supplicherò per altro."
La mia mano trovò il suo ritmo, una lenta, deliberata carezza del mio clitoride, ogni movimento mimava la fantasia che stavo tessendo con le mie parole. Il piacere era squisito, crescendo ad ogni messaggio inviato. Il mio corpo si inarcò, un leggero gemito mi sfuggì dalle labbra. Non mi importava se i miei vicini avessero sentito. Non mi importava di nient'altro che di questa connessione cruda e bruciante.
"Implorare, eh?" rispose, la singola parola un potente afrodisiaco. "Penso che mi piacerebbe. Penso che mi piacerebbe farti implorare. Farti urlare il mio nome." Un altro messaggio: "Mi sto toccando anch'io, Luna. Pensando alle tue gambe avvolte intorno a me. Le tue unghie che si conficcano nella mia schiena."
Un sussulto mi sfuggì. L'idea di lui, riflesso nel suo stesso letto, mani su se stesso, pensando a me, mi mandò una scossa di pura energia erotica. Questa era la chat per masturbarsi insieme per eccellenza, una discesa silenziosa e condivisa nel piacere. Le mie dita accelerarono, sfregando più velocemente, più forte, l'attrito che si accumulava. Il mio intimo era un vortice di sensazioni, stringendosi, contraendosi.
"Sì!" digitai, quasi gridando nel telefono. "Le mie unghie, le mie gambe, tutto. Ti voglio dentro di me, Rhys. Profondamente dentro. Riempimi." La mia vista si annebbiò leggermente, il respiro affannoso. Le parole, le mie stesse parole, mi spingevano più vicino, più vicino al limite.
"Ti riempirei," promise, le sue parole che facevano eco al battito stesso del mio desiderio crescente. "Finché non tremerai. Finché non potrai più sopportare. E poi lo farei di nuovo." Un battito di cuore dopo: "Ci sono quasi, Luna. E tu?"
"Sì!" gridai, il mio corpo che si contorceva, i muscoli che si stringevano intorno alle mie dita. I miei fianchi si staccarono dal materasso, un'ondata di piacere intenso mi travolse, lasciandomi senza fiato e tremante. Il mio clitoride pulsava, deliziosamente sensibile. Rimasi lì, esausta, il telefono ancora stretto in mano, il mio corpo vibrante con le scosse di assestamento dell'orgasmo.
Dopo un momento, vidi il suo messaggio successivo. "Anch'io. Non hai idea di cosa mi fai." Sorrisi, un sorriso lento e soddisfatto che si diffondeva sul mio viso nell'oscurità. Il sonno sarebbe venuto facilmente quella notte, un sonno profondo e appagato, intriso del bagliore della nostra storia di sesso notturno condivisa. L'intimità silenziosa dei nostri messaggi era stata più potente, più immediata, di quanto avrei mai potuto immaginare. E sapevo, con assoluta certezza, che questa non sarebbe stata l'ultima volta che le nostre notti insonni avrebbero trovato uno sbocco deliziosamente esplicito.
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